Zaguri scrittore di commedie e poesie
Accanto ai suoi incarichi pubblici e alla vita sociale veneziana, Pietro Zaguri coltivò con passione l’arte della scrittura. Compose poesie, testi teatrali e brevi opere allegre, spesso destinate a circolare nei salotti culturali della città. La scrittura era per lui un luogo di piacere intellettuale e di osservazione dei comportamenti umani, un modo per riflettere con ironia su vizi e virtù della società veneziana.
“Leone e Giulietta”: una commedia veneziana
Tra le opere più note di Zaguri figura la commedia “Leone e Giulietta”, che egli stesso ricorda in una lettera a Casanova, accennando al successo ottenuto in quegli anni.
La vicenda ruota attorno al vecchio filosofo Leone, che cerca di convincere il giovane allievo – figlio di un principe – a controllare le sue passioni, soprattutto quelle amorose. Il ragazzo, però, è perdutamente innamorato di Giulia, e non sembra disposto ad accettare le raccomandazioni del maestro. Alla fine anche la frivola Giulia muta carattere, scegliendo come marito non il principe ma il suo segretario, un personaggio giudicato più “adatto”.
La trama, giocosa e morale insieme, riflette il gusto teatrale veneziano dell’epoca e la capacità di Zaguri di alternare leggerezza e osservazione psicologica.
Il giudizio dei contemporanei
L’opera letteraria di Zaguri fu accolta con simpatia da molti contemporanei. Girolamo Dandolo, uno dei suoi critici più affettuosi, scrisse:
«Chi sa che miglior giudizio si fosse recato del suo valore poetico, se avesse potuto uscire dalle stampe di Padova un suo volume di poesie varie, che stava ordinando, quando la morte ne lo coglieva?»
Questa testimonianza ci permette di intuire come Zaguri fosse ritenuto un autore promettente, capace di un talento naturale che avrebbe forse trovato maggiore riconoscimento se non fosse stato interrotto dalla morte.
Zaguri architetto dilettante
Tra le passioni più durature di Zaguri vi fu l’architettura, alla quale si dedicò con sorprendente costanza. Non era un architetto di professione, ma un dilettante colto, mosso dalla curiosità estetica e dal desiderio di migliorare gli spazi della sua città.
Realizzò progetti di chiese, ponti e teatri, oltre a lavori nella sua casa, come il rifacimento del mezzanino di Palazzo Zaguri.
La facciata di San Maurizio: un progetto personale
Il suo contributo più noto è la facciata della chiesa di San Maurizio.
Per questo progetto si ispirò probabilmente al disegno di Sansovino per la chiesa di San Geminiano, che un tempo si trovava di fronte alla Basilica di San Marco e che venne poi distrutta dall’esercito napoleonico.
Zaguri reinterpretò il modello sansoviniano secondo il suo gusto personale: un equilibrio tra eleganza, movimento e un’ornamentazione più libera rispetto al rigore emergente dello stile neoclassico.
Teatro La Fenice e altri progetti
Nella sua corrispondenza con Casanova, in particolare in una lettera dell’8 ottobre 1790, Zaguri menziona anche progetti per il Teatro La Fenice, segno del suo coinvolgimento nella scena culturale veneziana.
Questi lavori testimoniano la sua attenzione al teatro, non solo come autore ma anche come osservatore degli spazi scenici e delle loro esigenze estetiche.
Lo stile rococò e la discussione con Andrea Memmo
Dal punto di vista stilistico, Zaguri rifiutava il neoclassicismo, allora in rapida ascesa, preferendo lo stile rococò, più fluido, elegante e decorativo.
Questa scelta lo portò anche a un vivace confronto con Andrea Memmo, amico di Casanova e figura centrale della Venezia riformatrice. Il contrasto riflette la tensione estetica del tempo: da una parte il nuovo gusto razionale e severo, dall’altra il gusto tardo-settecentesco, più libero e giocoso, che Zaguri continuò a difendere.
